Melissa, la cultivar di fragola brevettata da Nova Siri Genetics e coltivata largamente in tutte le aree fragolicole del sud Italia, in particolare in Campania, Basilicata e Calabria, sembra adattarsi ottimamente anche a tecniche colturali biologiche.

L'impresa di selezione e miglioramento varietale ha raccolto due testimonianze, in due diversi areali, da parte di aziende che coltivano Melissa in regime biologico. Da Rocca Imperiale (Cosenza), un territorio al confine con la Basilicata, Nicola Truncellito, tecnico dell'azienda Acinapura, ha spiegato quanto segue.

"La cultivar Melissa si presta alle coltivazioni biologiche sia per le qualità della piantina sia per le peculiarità del frutto. Da tre anni rientra nel programma varietale delle nostre produzioni di fragola bio, con circa 3,5 ettari (250.000 piantine messe a dimora quest'anno)".

"La piantina si mostra come una varietà molto rustica, tanto che non abbiamo riscontrato particolari problemi in fase di attecchimento, fatti salvi quelli fisiologici. Questo per noi è molto importante, in quanto lavoriamo su terreni in rotazione, in cui non vengono effettuate disinfezioni nella fase di pre-trapianto".

"Attraverso semplici concimazioni organiche – ha continuato Truncellito - è possibile ottenere un ottimo e facile accestimento e sviluppo della pianta. Essa non presenta particolari difficoltà in fase di allegagione; infatti, non riscontriamo deformazioni a causa del freddo o di una cattiva fecondazione. Per il controllo del tripide, utilizziamo il predatore Orius laevigatus, il quale, grazie alla buona qualità del polline, riesce a svilupparsi facilmente".

"Il frutto risulta meno suscettibile agli attacchi dei funghi patogeni, in particolare oidio e muffa, fattore fondamentale, considerato che per la difesa delle crittogame in produzione utilizziamo solo zolfo e bicarbonato di sodio. Già nelle prime fasi di raccolta di questi giorni, il frutto si presenta con colorazione uniforme, buona consistenza, eccellenti caratteristiche organolettiche (sapore e aroma), oltre a un elevato grado Brix. Dal punto di visto produttivo, la Melissa, negli scorsi anni, si è dimostrata molto generosa e costante in fase di raccolta. Il suo frutto si presta al trasporto e alle manipolazioni, considerando che il prodotto raccolto viene ampiamente rilavorato in magazzino; qui infatti i cestini vengono pesati, flowpaccati ed etichettati singolarmente".

La fragola Melissa vanta una shelf-life di 6-8 giorni, permettendo così di soddisfare l'abituale mercato di riferimento del biologico, rappresentato per l'80% da Paesi europei, quali Germania, Austria, Danimarca e Francia e, per la restante parte, dalle insegne principali della GDO italiana.

Esempi di Melissa coltivata in biologico si hanno anche fuori dal territorio calabrese, come nel caso dell'azienda MontellaBIO di Frignano (Caserta).

"Qui i responsabili testimoniano: "Questa cultivar è la varietà ideale per la coltivazione in regime bio, perché è molto rustica, resistente e non suscettibile all'oidio. La nostra azienda è stata pioniera, in questo, avendola introdotta sin dalla campagna 2015/16 con circa 80.000 piante, arrivate poi a 100.000 nella stagione successiva e 1.500.000 in quella attuale", ha spiegato Michele Montella, titolare dell'azienda, aggiungendo: "Melissa è, a tutti gli effetti, la nostra varietà principale. La raccolta dei primi quantitativi di frutto inizia già nella prima decade di febbraio, anche se volumi più ingenti si hanno da inizio marzo".

NovaSiri Genetics fa sapere che, nell'ultimo anno, sono state vendute oltre 30 milioni di piantine di questa varietà, sia come pianta fresca sia come cima radicata. Le peculiarità di questa cultivar sono date da un'elevata rusticità, da produzioni precoci e dall'adattamento a diverse tecniche colturali, in particolare a quella biologica.

Fonte: FreshPlaza.it